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Commissione Socio-Politica Decanato di Bollate
I sette peccati capitali dell’economia italiana Successo di pubblico a Senago, presso il salone polifunzionale dell’ Oratorio, per l’incontro organizzato lo scorso 6 dicembre dalla Commissione socio-politica del Decanato di Bollate con il Prof. Carlo Cottarelli , Economista e Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani presso l’Universita’ Cattolica di Milano, autore del libro  “ I sette peccati capitali dell’economia italiana”. L’analisi di ciascuno di essi ha messo in evidenza problemi che affondano le radici nel passato lontano – come il divario tra Nord e Sud – e altri più recenti – come la difficile convivenza con le regole derivanti dall’introduzione dell’euro –, problemi legati strettamente ai comportamenti individuali – come l’evasione fiscale e la corruzione – e problemi nei quali la responsabilità personale si intreccia con importanti elementi strutturali del sistema paese – come il peso della burocrazia, la lentezza della giustizia e il crollo demografico. Di fronte a questi problemi, il prof. Cottarelli non ha fornito ricette semplici né si è limitato a slogan rassicuranti, ma ha introdotto dati statistici, spunti di riflessione, stimoli all’approfondimento. Ha invitato il numeroso pubblico intervenuto da tutto il Decanato a non fermarsi alla superficie dei problemi né a farsi ammaliare dalle sirene dei social network in grado di amplificare a dismisura notizie spesso false e facili soluzioni a problemi complessi. Ma, sulla scorta di quanto anche l’Arcivescovo Delpini aveva appena pronunciato nel suo discorso alla città nella basilica di Sant’Ambrogio, ha insistito sulla necessità di usare la razionalità, di esercitare il ragionamento, in buona sostanza, di pensare.
ASCOLTA L’INTERVENTO INTEGRALE DEL PROF. COTTARELLI
LA POVERTÀ IN ITALIA (STATISTICA ISTAT giugno 2018) Le stime diffuse in questo report si riferiscono a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, che derivano da due diverse definizioni e sono elaborate con metodologie diverse, utilizzando i dati dell’indagine campionaria sulle spese per consumi delle famiglie. Nel 2017 si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie residenti in cui vivono 5 milioni e 58 mila individui; rispetto al 2016 la povertà assoluta cresce in termini sia di famiglie sia di individui. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 6,9% per le famiglie (da 6,3% nel 2016) e all’8,4% per gli individui (da 7,9%). Due decimi di punto della crescita rispetto al 2016 sia per le famiglie sia per gli individui si devono all’inflazione registrata nel 2017. Entrambi i valori sono i più alti della serie storica, che prende avvio dal 2005. Nel 2017 l’incidenza della povertà assoluta fra i minori permane elevata e pari al 12,1% (1 milione 208 mila, 12,5% nel 2016); si attesta quindi al 10,5% tra le famiglie dove è presente almeno un figlio minore, rimanendo molto diffusa tra quelle con tre o più figli minori (20,9%). L’incidenza della povertà assoluta aumenta prevalentemente nel Mezzogiorno sia per le famiglie (da 8,5% del 2016 al 10,3%) sia per gli individui (da 9,8% a 11,4%), soprattutto per il peggioramento registrato nei comuni Centro di area metropolitana (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (da 7,8% del 2016 a 9,8%). La povertà aumenta anche nei centri e nelle periferie delle aree metropolitane del Nord. L’incidenza della povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento. Il valore minimo, pari a 4,6%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (9,6%). A testimonianza del ruolo centrale del lavoro e della posizione professionale, la povertà assoluta diminuisce tra gli occupati (sia dipendenti sia indipendenti) e aumenta tra i non occupati; nelle famiglie con persona di riferimento operaio, l’incidenza della povertà assoluta (11,8%) è più che doppia rispetto a quella delle famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro (4,2%). Cresce rispetto al 2016 l’incidenza della povertà assoluta per le famiglie con persona di riferimento che ha conseguito al massimo la licenza elementare: dall’8,2% del 2016 si porta al 10,7%. Le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, mostrano valori dell’incidenza molto più contenuti, pari al 3,6%. Anche la povertà relativa cresce rispetto al 2016. Nel 2017 riguarda 3 milioni 171 mila famiglie residenti (12,3%, contro 10,6% nel 2016), e 9 milioni 368 mila individui (15,6% contro 14,0% dell’anno precedente). Come la povertà assoluta, la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (19,8%) o 5 componenti e più (30,2%), soprattutto tra quelle giovani: raggiunge il 16,3% se la persona di riferimento è un under35, mentre scende al 10,0% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per le famiglie di operai e assimilati (19,5%) e per quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (37,0%), queste ultime in peggioramento rispetto al 31,0% del 2016. Si confermano le difficoltà per le famiglie di soli stranieri: l’incidenza raggiunge il 34,5%, con forti differenziazioni sul territorio (29,3% al Centro, 59,6% nel Mezzogiorno). LEGGI IL REPORT INTEGRALE >>>
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